26/01/2026 - Giornata della Memoria: una visita (virtuale) per non dimenticare
Lunedì 26 gennaio gli studenti di 3AL hanno avuto l'opportunità di partecipare ad un progetto creato e promosso dal MIM (Ministero dell'Istruzione e del Merito) in occasione della Giornata della Memoria. Iscritti dalla propria professoressa di inglese, l'esperienza consisteva in una visita guidata, in diretta su Youtube, ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.
La visita è iniziata alle 9:30 con un'introduzione storica sulla Shoah, in particolare con la lettura di un estratto dal libro della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. Gli esperti che tenevano la conferenza hanno poi citato i nomi di alcuni importanti figure deportate nei campi di concentramento, come Rosa Robota, la quale, deportata ad Auschwitz, iniziò a convincere tutti che era necessario resistere insieme e fu poi uccisa perché si rifiutava di rivelare i nomi delle sue collaboratrici. Sono state poi mostrate tramite un video le esperienze di alcuni ragazzi che hanno intrapreso il "Viaggio della memoria”, un progetto rivolto alle scuole secondarie di secondo grado che propone visite di istruzione nei luoghi della memoria quali Fossoli, Cracovia e per finire Auschwitz. Infine, è intervenuto il Ministro dell'istruzione che ha ricordato la tragicità di questo evento storico e l'importanza della consapevolezza, condividendo anche la sua esperienza personale nella sua visita ai campi di Dachau e Auschwitz.
Abbiamo poi incontrato la guida che ci avrebbe accompagnati virtualmente all'interno di Auschwitz passando attraverso il cancello che riporta la scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi).
Prima di iniziare, la guida ha raccontato dei fatti sulla Shoah e sulla seconda guerra mondiale, alcuni dei quali meno conosciuti. Ha raccontato per esempio che Auschwitz fu costruito dopo l'occupazione tedesca da resti di caserme polacche situate a Oświęcim, nome originale del campo, che soltanto poi sarà tradotto in tedesco. Inizialmente il campo era utilizzato per il trasporto e la detenzione di combattenti, patrioti e intellettuali polacchi e, solo in seguito alla successiva costruzione di Birkenau dal villaggio polacco di Brzezinka dal quale gli abitanti furono cacciati, fu trasformato in campo di concentramento.
Il primo blocco che abbiamo visitato è stato il numero 2, che conteneva all'epoca del nazismo dalle 800 alle 1000 persone e all'interno del quale si trovavano la paglia e i pagliericci (dove dormivano i deportati) e la stanza del Kapo (ex prigionieri investiti della funzione di comando dalle SS).
In seguito siamo entrati nel blocco 10, ovvero quello degli esperimenti, che nel caso di Auschwitz riguardavano la sterilizzazione e i medicinali. Abbiamo visto a riguardo un video di Settimia Spizzichino, deportata ad Auschwitz, sulla quale sono stati sperimentati virus e malattie.
Siamo poi entrati al blocco 11, l'unico originale al 100%, chiamato il "Blocco della morte” dove un tribunale si riuniva per dei processi farlocchi, ovvero processi istituiti per giustificare le uccisioni di oppositori politici, giudicandoli tramite un falso processo nel quale nessuno veniva ritenuto innocente. I presunti colpevoli venivano poi uccisi con un colpo alla nuca in una piazza che abbiamo poi in seguito visitato.
Siamo stati poi condotti al carcere del campo, che aveva 28 celle, e ne abbiamo visitate tre: la 22, ovvero la cella di punizione (90×90 centimetri); la 20, di soffocamento e la 18. Qui furono portate intere famiglie di polacchi perché sospettati di far parte della resistenza. Ci siamo poi spostati verso i blocchi 21, 20 e 19 , ovvero i blocchi-ospedale per i prigionieri, usati per capire se le persone fossero ancora in grado di lavorare. Infine, abbiamo concluso la visita virtuale ad Auschwitz con il "Piazzale degli appelli”.
Dopo una pausa di 15 minuti, ci siamo poi spostati a Birkenau, la cui visita è stata molto più breve rispetto a quella di Auschwitz in quanto il campo fu raso al suolo dai tedeschi quando capirono di essere stati sconfitti.
Abbiamo ascoltato video testimonianze di deportati nel campo, come ad esempio quella di Bartnikowski, un polacco che dodicenne fu deportato con sua madre dopo la rivolta di Varsavia. Abbiamo infine visitato le ultime baracche e, dopo aver dato spazio ad alcune domande dei ragazzi, la visita si è conclusa alle 12:45 con un invito a non dimenticare mai questa tragedia.
Questa esperienza è stata molto interessante per tutti gli alunni della nostra classe e ha avuto un riscontro molto positivo. L'abbiamo trovata tutti molto fondamentale e toccante, poiché ci ha dato l'opportunità di visitare un luogo degno di memoria.
- Lara Curti (3AL)

