08/02/2026 - Intervista a Edoardo De Luca (4As)
Dopo il viaggio della memoria, svolto nei giorni dal 15 al 21 gennaio, i ragazzi che ne hanno fatto parte sono arrivati a Cracovia, dove, divisi in quattro gruppi, hanno svolto delle attività, al termine delle quali c’è stato un discorso del ministro Valditara. In seguito, gli organizzatori hanno fatto salire quattro ragazzi sul palco, uno per ogni gruppo di lavoro, dicendogli che erano stati scelti per andare a Roma il 26 e 27 gennaio.
Edoardo De Luca, rappresentante di istituto del Liceo Bérard, è stato uno di questi quattro ragazzi.
« Eravamo io e altri tre ragazzi: un ragazzo di Marsala, in Sicilia, una ragazza dell'Emilia-Romagna e una ragazza di Cuneo. Subito non ho capito che sarei andato a Roma; poi, in seguito, mi hanno spiegato che sarei dovuto andare al Quirinale da Mattarella il 26 e il 27 »

Lunedì 26, Edoardo è partito per Roma insieme alla professoressa Pessotto. Alla sera, sono andati al Quirinale per le prove della cerimonia che si sarebbe tenuta il giorno seguente.
« L’esperienza di andare al Quirinale è stata bella, perché è pieno di affreschi e sculture. Siamo entrati nel salone dei corazzieri, ed era già tutto pronto per il giorno dopo. C’erano le sedie con i segnaposti di tutte le personalità e soltanto in quel momento che abbiamo realizzato che ci sarebbero stati tutti i rappresentanti del governo. Era tutto preparato, ma proprio tutto, perché non volevano che qualcuno sbagliasse. Quindi abbiamo provato la cerimonia e ad ognuno gli è stata data una domanda da fare poi a Liliana Segre. Io, sinceramente, gli avrei chiesto mille altre cose, ma durante la cerimonia alla fine ho passato tutto il tempo a ripetermi la domanda che mi era stata assegnata per paura di sbagliare. Liliana Segre ha detto che ci avrebbe voluto fare delle altre domande e gli organizzatori le hanno chiesto di dirgliele, in modo che loro potessero studiare delle risposte, che noi avremmo dovuto ripetere. Lei però si è rifiutata, mandando così gli organizzatori in crisi »
Il nostro rappresentante di Istituto ha dichiarato che uno dei momenti che gli è piaciuto di più in questi due giorni è stato quando la senatrice a vita ha ritagliato un momento per stare con loro, nel quale ha raccontato la storia del suo tatuaggio e di come, finita la guerra, cercava di dire delle bugie perché non riusciva a dire la verità alla gente.
« Ci ha raccontato che la gente dopo la guerra le chiedeva cosa fossero quei numeri e lei inventava dei falsi significati, come per esempio che erano il numero di telefono segnato per non dimenticarselo e altre cose simili. Invece quando ha incontrato per la prima volta suo marito, che è stato un oppositore del regime, lui ha capito subito cos’era quel tatuaggio »

Il giorno seguente, la cerimonia è iniziata alle undici; ci sono state varie letture, brani musicali e anche molti spezzoni di film sul tema della memoria.
« Hanno anche mandato una canzone di Guccini, cosa che non mi aspettavo. Era una delle prime scritte, si chiama “Auschwitz” e parla proprio dello sterminio degli ebrei »
Durante la cerimonia, sono stati fatti dei discorsi: da parte della presidente dell’Unione delle comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, dal ministro Valditara e infine dal presidente Sergio Mattarella.
« Sinceramente, non ho apprezzato la strumentalizzazione che si è fatta della giornata della memoria per parlare della guerra in Palestina, perché va a sminuire quello che sta succedendo ! »
Finita la cerimonia, i quattro ragazzi sono stati invitati in una stanza, dove poi li ha raggiunti il presidente della repubblica, il quale, stringendogli la mano, li ha ringraziati della loro presenza.

- Gaëlle Raga (5As)
